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CESARE CORRENTI 14

Digital exhibition

Milano Tropicale a cura di Maria Cristina Didero

by Erez Nevi Pana

MILANO TROPICALE è il nuovo progetto di Erez Nevi Pana, curato da Maria Cristina Didero, per 5Vie, network glocale e hub culturale che opera nell’omonimo distretto. Dopo la mostra Vegan Design - Or the Art of Reduction (2018) al Garage San Remo, il designer israeliano presenta una nuova installazione e un film che affrontano i temi del veganismo, dell'auto-sostenibilità e del riscaldamento globale, e mette ancora una volta gli uomini di fronte alle proprie responsabilità. 


Nel 2018, dopo il ritorno al suo paese, Nevi Pana ha iniziato una riflessione sulla mostra appena presentata a Milano, realizzata appunto con materiali vegani da lui trovati e raccolti nel tempo. Il designer ha sfidato i limiti della sua pratica in proiezione futura e ha per la prima volta accarezzato l'idea di utilizzare da quel momento materiali non solo vegani, ma soprattutto autoprodotti. Nevi Pana ha coltivato con le sue mani gli ingredienti dei suoi oggetti portando la sua ricerca un passo avanti e ottenendo così il controllo totale sulla sua produzione. 


MILANO TROPICALE è un'immersione visionaria in una inesistente giungla tropicale - simbolicamente associata al centro della città di Milano - in cui gli esseri umani sono costretti a confrontarsi con spiacevoli accadimenti come umidità estrema, invasione di zanzare e drammatici risultati di una monocoltura sbagliata (produzione di una sola coltura, ex. banani) che costringe a un'offerta alimentare limitata, estrema povertà e migrazioni di massa a livello globale. Nel film di Nevi Pana, l'umanità è costretta a rallentare fino a stare ferma, a respirare in modo diverso e a proteggersi in bozzoli - anch'essi realizzati con fibre coltivate in casa, completamente sostenibili. Nelle diverse sequenze questo uomo diventato icona (non vediamo nemmeno il suo volto poiché rappresenta noi tutti) è circondato da piante di banano che rimandano all'idea di una moltitudine invadente e incontrollabile, monotona, sempre uguale. Il protagonista nel film dorme sempre, condizione che si riferisce tragicamente allo stato in cui viviamo oggi: invece di svegliarsi e fare qualcosa, per sé stesso, per tutti noi e per il nostro pianeta, agisce (o non agisce) ciecamente e troppo lentamente; sembra aspettare che qualcosa accada, ed è così che, prima di quanto pensiamo, finiremo tutti in un ambiente inospitale sia per la mente che per il corpo.


In risposta a questa visione catastrofica, Erez Nevi Pana immagina una serie di oggetti realizzati con steli e foglie di banano, luffa o bambù, da lui stesso coltivati per raggiungere non solo la totale sostenibilità ma anche la piena responsabilità - oltre che aprire una nuova frontiera sull’importanza e la possibilità di realizzare creazioni in piena autonomia. 


Il film di Nevi Pana è estremamente lento e sembra che non succeda mai nulla. Invece, molto succede. Il risultato riusciamo appena a percepirlo. E’ come se avessimo a che fare con un personaggio simile al tragico Ilja IličOblomov (guarda caso, un proprietario terriero) di Ivan Aleksandrovič Gončarov (1859). E come in questo grande classico non solo della letteratura russo ma internazionale, vediamo un uomo totalmente assorbito nella sua profonda apatia, un uomo cui nulla riesce a stimolare malgrado i suoi istinti nobili e virtuosi. La mancanza di forza di volontà è la sua gabbia, una gabbia che si è costruito da solo.


La colonna sonora del film è anche estremamente significativa: Nevi Pana ha scelto una musica contemporanea per controbilanciare le immagini del film, come una dichiarazione di imminenza e di urgenza che sottolinea ancora una volta, quanto tutto ciò stia accedendo ora. Contrapposto alle immagini del video, la colonna sonora simula una sorta di trance cognitiva in cui vive il protagonista senza nome, e che conferma nuovamente il totale distacco dalla realtà.


In netto contrasto con la sua immagine affascinante, glamour e iperattiva, e per il suo modo di vivere talvolta cinico e o inumano – caratteristiche che il designer rifiuta – in MILANO TROPICALE la città diventa simbolo di una decadenza globale. Questo scenario apocalittico espone lo spettatore a una realtà cruda, in cui il tempo sembra rallentare, dove la socialità è fortemente compromessa o totalmente cancellata; la lentezza, la solitudine e il silenzio mettono in ombra ogni possibile attività umana. Non possiamo arrivare a questo punto: è tardi, siamo ormai consapevoli del nostro ritardo eppure ancora molto si può fare per evitare che i banani piantati qualche anno fa in Piazza Duomo continuino a essere decorativi e non parte di un nuovo ecosistema tropicale. Il cambiamento climatico è reale e sta avvenendo a causa dei nostri comportamenti passati. 

E sì, "la casa sta bruciando”. (Greta Thunberg)

Erez Nevi Pana

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